UNICOOP TIRRENO, 145 LAVORATORI COINVOLTI DALLA RIORGANIZZAZIONE DEI PUNTI VENDITA DEL SUD DEL LAZIO

Lunedì, 21 Gennaio, 2019

DELL’OREFICE (FISASCAT CISL): «INADEGUATO IL PIANO DI GESTIONE DEGLI ESUBERI, IL RICORSO ALLA CIGS FAVORIREBBE LA RICOLLOCAZIONE»

Roma, 21 gennaio 2019 - Fumata nera all’ultimo incontro in sede sindacale sulla vertenza dei lavoratori della cooperativa di consumatori Unicoop Tirreno. Sul tavolo il piano di dismissione dei punti vendita del sud del Lazio di Pomezia – via Cavour, Velletri, Frosinone e Aprilia e il ridimensionamento dei negozi di Colleferro, Pomezia-via del Mare e Genzano, operazione che coinvolge complessivamente 135 dipendenti interessati dalle chiusure e dalle riduzioni di superfici cui si aggiungerebbero anche altre 10 posizioni su tutto il resto della rete laziale. La direzione cooperativa ha ribadito alle federazioni di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs la proposta presentata nei giorni scorsi al tavolo aperto Mise nell’ambito della procedura di licenziamento collettivo, in ordine agli incentivi ai trasferimenti e all’esodo volontario pari a 7.500 euro netti per chi si renderà disponibile a trasferirsi presso la rete commerciale toscana ed a 35mila euro lordi per le lavoratrici ed i lavoratori che accetteranno la risoluzione del rapporto di lavoro. Per le eventuali posizioni in esubero Unicoop Tirreno opererebbe trasferimenti coatti presso i punti vendita della rete Toscana. I sindacati, pur prendendo atto dei tentativi della direzione cooperativa di trovare una soluzione, in un comunicato sindacale diramato sui luoghi di lavoro, hanno ritenuto «non condivisibili la quantità di chiusure ed i tempi di attuazione del piano, che escluderebbe il ricorso alla Cigs». Il segretario nazionale della Fisascat Cisl Vincenzo Dell’Orefice ha stigmatizzato «l’inadeguatezza del piano di gestione degli esuberi» che «risulterebbe anche dal fatto che l’esito certo che deriverebbe dalla sua parziale riuscita sarebbe il trasferimento coatto del personale proveniente dai negozi oggetto di riduzione della superficie di vendita e di chiusura». Il sindacalista ha sottolineato «la necessità e l’urgenza di fare ricorso alla Cigs al fine di poter disporre di un congruo numero di mesi per gestire la riorganizzazione della rete commerciale del Lazio e per consentire ai lavoratori che non dovessero optare sia per l’accettazione della risoluzione dei rapporti di lavoro che per il trasferimento economicamente assistito in Toscana di uno strumento utilmente finalizzato alla ricollocazione».